Festival di San Remo e linguaggio delle canzoni

In un’ intervista di ieri il professor Francesco Sabbatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha rilasciato qualche interessante commento sul recente Festival di San Remo, vinto da Marco Carta.

In particolare l’ intervista era incentrata sul linguaggio usato nei testi delle canzoni del festival, cercando di capire se fossero emersi degli elementi linguistici degni di attenzione. Il primo aspetto notato dal professor Sabbatini e’ stato l’uso delle parolacce abbastanza diffuso.  Non rappresentano certo una novita` in musica, ne` nella comunicazione televisiva di massa, basti pensare che Marco Masini aveva creato i testi di “Vaffanculo” e “Bella Stronza” parecchi anni fa. L’aspetto colto da Sabbatini, pero’, faceva riferimento al sostanziale spreco della forza emotiva della parolaccia, troppo usata in un sostanziale contesto di impotenza comunicatica, per la frustrazione di essere incapace a persuadere l’altro, per debolezza linguistica.

 

Dal sito della Stampa

Il vincitore del festival Marco Carta

L’altro interessante elemento notato dal linguista e` quello della sovrabbondanza di lessico di origine psicologica e sociologica: parole come “inibizione, alibi, recidivo” sembrano attingere direttamente ad un vocabolario tecnico, forse preciso, ma esteticamente non irresistibile. 

 

Tra le incertezze grammaticali notate sui testi, Sabbatini cita il famigerato “centra” al posto del corretto “c’entra”, con il “ci” locativo, che serve ad attualizzare l’espressione, sempre piu` spesso  erroneamente inglobato nel verbo; altro errore frequente e` quello di scrivere “c’ ho, c’avevo” al posto del piu` corretto  “ci ho, ci avevo”.   

Un’ultima osservazione si riferisce ad una gia` nota tendenza ai ritmi sincopati di quasi tutti i testi: per aggiungere musicalita` alla canzone, le parole lunghe sono spesso evitate, a vantaggio di vocaboli piu` corti e ritmati. Sempre piu` spesso le strofe delle nosrte canzoni terminano infatti con parole monosillabiche accentate.

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