L’inglese porta fortuna?

Tra gli innumerevoli ambiti in cui la lingua italiana paga pesantemente dazio al “fascino” degli anglismi, ce n’è uno che mi è balzato all’attenzione recentemente. Si tratta del mondo della fortuna e del gioco.

Fino a pochi anni fa gli italiani sognavano “un terno al lotto” e “speravano di fare tredici”; anche una semplice “tombola” rionale garantiva qualche brivido. Oggi si spera di realizzare un “jackpot” o un “bingo”, si vorrebbero risolvere i propri problemi con un “Win for Life”, con le “slot”, con gli “skill games”, con il poker. Alla disperata caccia del numero “superstar”, magari in tornei “freeroll”, siamo pronti ad armarci di un ormai indispensabile dizionario di inglese e tentare la sorte. Resiste impavido solo il vecchio “Gratta e Vinci”, in tutta la sua colorita e ruspante espressività italiana.

Sembrerebbe che i tanti gestori del gioco e delle scommesse in Italia abbiano oramai deciso di importare da noi tutti i termini usati in inglese, per rendere forse più affascinante ed “esotico” il miraggio di una vittoria. Se un “montepremi” poteva forse sembrare una “vetta” troppo ardua da scalare e poco attraente, la parola “jackpot” ha il potere di evocare in ogni giocatore l’attrattiva di un casinò virtuale, tra mucchi di banconote e cascate di monete, come nei tanti film che abbiamo visto per anni.

Un breve discorso a parte lo merita il Poker che, negli ultimi tempi, è diventato un vero e proprio fenomeno di costume anche tra i giovanissimi, sospinto da canali televisivi, siti internet e continue pubblicità. Qui gli anglismi diventano un gergo per adepti, un linguaggio specialistico, tanto che i classici termini italiani che un tempo si usavano in questo gioco sono stati completamente soppiantati da una serie infinita di calchi importati dall’inglese. La cosa inquietante è che poi la gente si gioca – purtroppo – anche ingenti somme di denaro, dovendosi muovere in un universo lessicale complicatissimo. Vi faccio un esempio, riportando un brano preso da un sito sul Texas Hold ‘em, il tipo di Poker che ora impazza in Italia:

Ci troviamo ad un tavolo cash, seduti sul bottone, con un centinaio di Big Blind davanti a noi. Un giocatore paristack (decente ma abbastanza loose) seduto in MP, apre il piatto con un bet di 4bb, noi spilliamo A-Q suited e decidiamo, questa volta, di limitarci ad una flat call anziché effettuare un raise. Il resto del tavolo folda“.

Non ci sarebbe molto da aggiungere, il testo si commenta da solo. Neanche con la Stele di Rosetta ci si capirebbe qualcosa. Mi dicono, comunque, che nel gioco la parola “tris’ ancora si usi; se non altro un po’ di latino ancora resiste!

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  1. Inglese “glottodidattico”

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