L’italiano negli USA

Una buona notizia è apparsa ieri sulla Stampa online (ecco il link): se un paio d’anni fa l’italiano era stato estromesso negli Stati Uniti dall’Advanced Placement Program, pare che finalmente la nostra lingua sarà ripristinata tra le materie che garantiscono crediti universitari anche per gli studenti delle superiori. Per chi infatti non lo sapesse, tale programma consente di ottenere un “vantaggio” accademico per tutti gli studenti che decidono di frequentare dei corsi supplementari già durante gli anni delle superiori. Prima di ottenere i crediti gli studenti devono sostenere un esame, il famigerato APT (Advanced Placement Test), una prova che, almeno per le lingue straniere, certifica in modo accurato e rigoroso l’effettivo livello raggiunto.

Rientrare in questo programma significa per l’italiano la possibilità di comparire nuovamente in tante scuole superiori in cui era stato abbandonato, proprio per l’impossibilità da parte degli studenti di vedersi riconoscere i corsi sostenuti. E` inutile dire che inoltre ci sarebbero più studenti di italiano anche nelle stesse università, visto che potrebbero dar seguito a studi già intrapresi in precedenza.

Insomma, la notizia è indubbiamente positiva, anche per la dimostrata efficacia politica di tutte le istituzioni italo-americane che hanno raggiunto questo importante obiettivo. Non sarà stato affatto semplice convincere l’organismo che gestisce il sistema scolastico americano (il College Board) a tornare sulle proprie decisioni dopo solo un paio d’anni.

Rimane un’unica perplessità. L’interesse verso l’italiano indubbiamente cresce, lo dicono i numeri; ma allo stesso tempo gli esami ATP sostenuti nel 2008 erano stati solo 1930 in tutti gli Stati Uniti, il numero decisamente più basso tra tutte le materie presenti nel programma. Premesso che un numero basso di partecipanti poteva essere prevedibile, si ha spesso la sensazione che nel mondo accademico americano (…e non solo!) non sempre si riesca a tradurre efficacemente in numeri la grande passione che la cultura italiana muove anche nelle nuove generazioni di studenti. Forse bisognerebbe ripensare ai contenuti di tanti corsi offerti, troppo spesso distanti anni luce dai reali interessi che spingono tanti giovani a studiare la nostra lingua.

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1 Comment on "L’italiano negli USA"

  1. Chissà… magari in un bel rovesciamento agli ammericani è venuta voglia di “Tu vuo’ fa’ l’italiano”…

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