Allenatore, musicista o…

Colleghi lettori del blog (docenti e non),

colpito dalla metafora di Giorgio in un commento al precedente post, in cui sosteneva che

“…l’insegnante di lingua e’ un po’ come un musicista classico, che inizia a suonare con una applicazione abbastanza rigida della teoria musicale rappresentata dagli spartiti; in seguito dovrebbe diventare un po’ come un jazzista, capace di “improvvisare” di fronte alla continua negoziazione dei reali bisogni degli studenti con cui si lavora di volta in volta”,

sono riandato con la mente alle piacevoli discussioni dei forum di studio e non posso esimermi, ricordando che non ci sono ricette specifiche per migliorarsi nell’attività didattica di ogni giorno, dal lasciare anch’io due metafore.

0a10cf08c98c225d363280458876d44c.png (505×470) La prima è di “maestro Balboni” ed è uscita nell’editoria di In.It. del giugno 2002:

«L’insegnante di italiano LS è un allenatore che imposta la partita come vuole lui, tanto i giocatori in campo sono tutti suoi, la partita è in realtà un allenamento interno in preparazione al grande match; l’insegnante di italiano L2 gioca invece una partita vera, i suoi giocatori sono in campo e si avvicinano alla panchina dell’allenatore per chiedere cosa devono fare in quella data situazione, visto che non hanno capito bene come gioca l’altra squadra, quella dei parlanti nativi».

La seconda, invece – relativa all’italiano L2 ma parzialmente adattabile anche in contesto LS – è del sottoscritto, nata in un forum tra colleghi e che ha riscosso pieno successo… chissà, magari prima o poi qualcuno pubblicherà anche questa:

«Quello che si aspettano i miei alunni immigrati adulti, soprattutto all’inizio, non è un allenatore, per il semplice fatto che “non sanno giocare” (molto spesso non sono scolarizzati) e non sono neppure convinti di “far parte tutti della stessa squadra” (velata – e neppur troppo – ostilità tra nazionalità diverse). Se provo a tirarmi fuori vedo solo disorientamento, insoddisfazione e anche qualche “scaramuccia”. Allora ho deciso di ‘cambiare musica’… da allenatore a direttore d’orchestra.

Soprattutto nel primo periodo di un corso di base, sono io che dirigo e tutti devono far riferimento a me. Solo così, nella differenza del “proprio strumento” (le diverse lingue; ognuno ritiene la propria più difficile, ma più bella di quella dell’altro), si accorgono pian piano che io riesco a metterli insieme e a fare una “sinfonia”; è “guardando i miei movimenti” (seguendo le mie indicazioni) che quell’insieme chiamato classe che loro scrutano con sospetto convinti che stonerà, si accorgono che può suonare bene insieme… così comincio a far fare a chi se la sente i primi “assoli”, ma sempre rimanendo in orchestra… di qui si passa ai “quartetti d’archi o di fiati” chiedendogli di lavorare prima da soli e poi rimettendoli in sinfonia… e via dicendo per tutta la sessione autunnale/invernale/primaverile di prove (corsi modulari)».

Piccole riflessioni di un insegnante in cammino,

saluti a tutti.

Luca Di Dio luca@4links.itwww.4links.it

La redazione del blog vi invita a raccogliere il guanto della sfida lanciato dal prof. Luca, inviandoci la vostra metafora sull’insegnante di lingua, in base alle vostre esperienze personali (anche quando non sono sempre rosee…).

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