Apprendimento e memoria

È ormai risaputo che trascorrere un periodo della propria vita all’estero, completamente immersi nella cultura di un altro paese, rappresenta il modo migliore per acquisire una lingua straniera. Molti di quelli che lo hanno fatto potrebbero al tempo stesso testimoniare un fatto tanto curioso quanto interessante, specialmente per chi si occupa di linguaggio e apprendimento. Al ritorno nel proprio paese, infatti, capita spesso di avere alcune iniziali difficoltà a ri-adattarsi alla propria lingua, non ricordando alcune parole o facendo fatica a mantenere la tipica fluenza di un parlante nativo. Definito come “attrito linguistico”, tale fenomeno è stato recentemente al centro di alcune ricerche della University of Oregon, che hanno dato risultati apparentemente ovvi, ma comunque interessanti. Lo studio avrebbe dimostrato che ad un’incremento della capacità di nominare oggetti in una lingua straniera corrisponde un’inibizione in tale facoltà riguardo alla propria lingua madre. Specialmente all’inizio del processo di acquisizione di una seconda lingua, dunque, questa fase inibitoria avrebbe un ruolo fondamentale, esplicitata attraverso una costante, inconscia negazione delle proprie abitudini linguistiche, in particolare quelle lessicali. Nelle fasi più avanzate dell’apprendimento l’inibizione tenderebbe lentamente a scomparire, come testimoniano i tanti casi di bilinguismo.

Ciò che colpisce maggiormente di questa ricerca è forse l’apparente contradditorietà di alcuni meccanismi di apprendimento, secondo cui la mente può trarre vantaggio anche dal temporaneo  oblio di alcune informazioni precedentemente apprese e innegabilmente rilevanti.

Non prendetevela con la vostra memoria, dunque, se di ritorno dal vostro soggiorno-studio in Italia alcune parole vi rimarranno sulla “punta della lingua”; sarebbe infatti segno che il vostro italiano sta decisamente migliorando.  

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