Un giorno speciale a Venezia

Qualche giorno fa abbiamo “sfidato” un nostro bravissimo studente a scrivere un resoconto del suo viaggio a Venezia, con l’obbligo di usare nel testo alcune delle espressioni idiomatiche studiate precedentemente in classe. Ecco il risultato!

 

Domenica sera, ho dovuto prendere la decisione piú difficile di quest’ anno… alzarmi alle 6 di mattina, per andare a vedere il Carnevale di Venezia, oppure restare tranquillo a letto con la botte piena e la moglie ubriaca. Tuttavia, ho scelto Venezia.

Giuro che stamattina avrei voluto avere quella sveglia volante, che abbiamo visto con Rosella quando avevamo parlato degli oggetti inutili.

Mi sono alzato trascinando il mio povero corpo stanco, sono andato in bagno, mi sono guardato allo specchio e ho capito che la mia sensazione di stanchezza, nel linguaggio del mio corpo, si era tradotta in un paio di profonde e occhiale viola sotto gli occhi. Non mi avrebbero preso neanche per recitare la parte horror di un film… insomma, non valevo proprio un’ acca…  

Foto da Wikipedia

La bellissima Venezia

Al improvviso, ho avuto la sensazione che qualcosa stesse andando storto . Infatti, ho controllato l’ ora e come al solito, avevo fatto tardi. Sono corso in stazione, quando sono arrivato, ho visto il treno per Venezia, che stava partendo ed era fino all’ orlo, strepieno di gente. Vista da fuori sembrava una massa uniforme di materia.  Allora ho dovuto prendere la seconda decisone piú difficile dell’ anno: “o bere o affogare”, in altre parole, restare a secco a casa oppure aggiungere le particole del mio corpo a quel mostro. Dopo due secondi di profonda meditazione, sono salito di corsa sul treno.  Ho fatto un bel respiro e ho sperato bene.

Sono arrivato! L’ aria fresca del mattino Veneziano mi ha svegliato. Ero felice come una pasqua a guardare il Canal Grande. La maestá della cittá, la dolcezza della sua gente, la magia del carnevale!

Le ragazze truccavano con bei disegni i bambini, la gente comune diventava speciale, il cielo era stranamente piú azzuro… tutti erano piú felici.

Camminavo per le sue strade, ricordando la storia del carnevale, quel giorno inventato per essere tutti ugual, nei quali succedeva di tutto e ancora un po’ piú…

Sono alla fine arrivato a Piazza San Marco, oltre alla folla di gente, uguale o ancora peggio a quella del treno, ho sentito qualche cosa di strano. Ho sentito dal vivo quello che avevo visto tante volte in TV, nella mia lontana Argentina. Era proprio incredibile.

Il Ponte dei Sospiri, adesso in riparazione, che col suo nome nasconde una storia un po’ piú nera di quella che propone il nome…

Tante maschere, ben predisposte ad essere fotografate,  facendo dei movimenti cosí sottili, essendo uno incapace di distinguere fra un uomo o una donna. Il teatro a cielo aperto, con le persone recitando solo per amore del teatro. Il dialetto veneziano, ormai incomprensibile. Tutto ben organizzato per far passare al turista, una giornata indimenticabile…

Sicuramente non ho sbagliato nello svegliarmi quel mattino ben presto, di sopportare il viaggio in treno pigiato come una sardina, di pagare tre euro per fare la pipí…

Il turista, che atterra per la prima volta in Italia trova un popolo di persone amabili che gesticolano, parlano al telefonino piú che chiunque al mondo, e sono insofferenti davanti a semafori, file e divieti. Ma il visitatore scopre anche tante altre cose. Dalle cittá d’ arte  alla moda, dalla cucina  ai centouno modi di ordinare il caffé. E subito… se ne innamora.

“Na mota e na busa fa’ un guaivo…”, in dialetto Veneto, “una montagna e un buco, fa una pianura…” 

Pablo L. Rubino

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2 Comments on "Un giorno speciale a Venezia"

  1. Paolo…. Paolo é bravo d’avvero… Porta l’Italia e la sua dolce lingua nel suo cuore. É riuscito velocemente a superare i suoi insegnanti argentini ma con molta umiltá, sempre ricordando quei momenti di “Io sono… Io mi chiamo… Io ho…” e ringraziando quelli che gli hanno aperto la porta per conoscere quell’affascinante paese dal quale subito si é innamorato.
    Io lo conosco. E ne sono fiera.
    Come a quei tempi: Bravo Paolo! Complimenti! Hai un 10.

  2. edulingua | 02/07/2012 at 15:13 |

    Grazie per il bel commento… Paolo è proprio un talento, ma ogni suo insegnante ha dato sicuramente un contributo al suo percorso personale di crescita. Dovresti essere giustamente fiera e anche orgogliosa!

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