“Piuttosto che”: le cose da non dire gli errori da non fare.

L’interessante libro di Patora e Della Valle

In nuovi mezzi di comunicazione, la comunità virtuale, la TV hanno introdotto tantissime nuove abitudini linguistiche. Molti casi di semplificazione si scontrano con errori veri e propri, regionalismi, slang allontanando i lettori dalla bella lingua italiana.  Per queste ragioni è appena uscito l’ultimo libro di Valeria Della Valle (professoressa di Linguistica italiana presso la Sapienza – Università di Roma) e Giuseppe Patota (professore di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Siena-Arezzo). Insieme, i due, hanno già pubblicato un manuale di scrittura, tre grammatiche destinate alle scuole superiori e, per Sperling & Kupfer, tra i più recenti, Viva il congiuntivo! Come e quando usarlo senza sbagliare (2009), Viva la grammatica! La guida più facile e divertente per imparare il buon italiano (2011) e Ciliegie o ciliege? e altri 2406 dubbi della lingua italiana (2012). Da anni sono protagonisti di rubriche radiofoniche e televisive riguardanti dubbi e curiosità sulla nostra lingua e consulenti scientifici di Rai Educational per la realizzazione di programmi dedicati all’insegnamento della lingua italiana.

In questo libro, gli autori hanno elencato in ordine alfabetico altri 300 errori molto comuni, veniali o più gravi: da giornali, blog, chat, interviste e conversazioni radiofoniche e televisive.

In particolare il titolo si riferisce ad un errore ormai tanto dilagante quanto fastidioso tra gli italiani, cioè quello in cui “piuttosto che” viene usato come la congiunzione “o”, con senso puramente disgiuntivo. Per esempio: “stasera vado al ristorante piuttosto che (o) al cinema”.  Il significato vorrebbe essere che andare al ristorante o al cinema è equivalente. Invece “piuttosto che” ha un altro significato, addirittura l’opposto, quindi si può capire la gravità dell’errore, che stravolge completamente il significato e può portare a evidenti equivoci. Infatti il termine afferma una netta preferenza (“più-t-tosto”), qualcosa che preferiamo con decisione, non certo una scelta indifferente. Se quindi dico “stasera vado al ristorante piuttosto che al cinema”, intendo affermare che stasera preferisco decisamente andare a mangiare.

“Piuttosto che” e non solo, il libro ci racconta i 300 errori da non fare mai: scopri anche tu quali sono. Buona lettura.

 

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